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PRENOTAZIONI
Data di Arrivo
Tartare di ricciola e finocchi con salsa all’arancia, mela verde e chicchi di melograno


Ingredienti per 4 persone
500 gr. di ricciola,2 finocchi,2 mele verde,1 limone,½ melograno, sale, pepe ,olio di oliva, colatura di alici.

Procedimento
Pulire la ricciola, sfilettarla e ridurla in piccola dadolata. Tagliare a dadini anche il finocchio ed affettare la mela. Condire la polpa di ricciola con sale, pepe e limone, lo stesso vale per il finocchio, mentre per la mela verde condire solo con limone. Adagiare la mela nel piatto di portata ed in seguito posarvi sopra lo stampo, riempire per la metà con la dadolata di finocchio e ricoprire con la ricciola, guarnire con una julienne di mela, chicchi di melograno. Irrorare il tutto con la colatura di alici ed olio extra di oliva.

Cenni ed origini
Se non avessi visto con i miei occhi, mai avrei creduto che un simile pesce potesse assere stato pescato tra “Punta Campanella e Capri, eppure Antonio la portò dritto in cucina, una bella ricciola, pesava circa 15 chili, la consegnò proprio nelle mie mani, era la fine di Ottobre e nell’aria si sentiva il profumo di arance e melograni. In effetti questo elegante predatore da Agosto a Novembre insegue branchi di aguglie lungo le coste rocciose, ed in particolare sulle secche che si ergono dagli alti fondali. Intorno alle isole è probabile l’incontro con gli esemplari più grandi.
Un’antica leggenda narra che, dei pescatori  erano soliti trascorrere diversi giorni per mari, un  bel giorno il marinaio addetto alla preparazione del pasto, ormai troppo stanco per accorgersi che era quasi l’ora di pranzo si svegliò di soprassalto e pensando a quello che sarebbe accaduto se i suoi compagni non avessero trovato da mangiare iniziò a tagliare del pesce a tocchetti per farli cuocere più in fretta, ma ironia della sorte una forte onda  smosse un po’ la barca facendo cadere dalla credenza del sale che in parte coprì il pesce tagliato, non avendo dell’acqua in quel momento, pensò  di risciacquare il pesce con del succo di limone che Giovanni il mozzo conservava gelosamente per le sue cure, da lì si accorse che il pesce iniziava a cambiare colore, “iniziava a cuocersi”, e siccome era davvero tardi preso dalla disperazione pensò di sistemarlo nei piatti e di coprirlo con delle verdure. I marinai arrivarono, stanchi ed affamati si accostarono alla tavola, iniziarono a mangiare cercando di capire cosa il loro compagno avesse preparato, allora il marinaio con aria commossa gli spiegò che quello era un piatto che spesso la sua cara mamma che da giorni non vedeva era solita preparare per lui. Ed è così che tra gioia e commozione nacque questo piatto, oggi rivisitato ed accostato a sapori e profumi della nostra terra.

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