'Le Meraviglie del Tesoro di San Gennaro. Le pietre della Devozione'
Fino al 06 Gennaio 2012
La mostra si terrà a Napoli, nel
Museo del Tesoro di San Gennaro dove sarà possibile vedere non solo i dieci favolosi gioielli' di seguito descritti
ma anche altri capolavori come il paliotto d'argento opera dell'argentiere Vinaccia,
i sette antichi busti dei Santi Compatroni che facevano parte del tesoro vecchio;
i piviali di San Gennaro, i paramenti sacri e i sette messali d'argento; 14 busti
d'argento dei Santi Compatroni e i due Splendori;
Per informazioni e dettagli: www.museosangennaro.it
t 081 294980
LE DIECI MERAVIGLIE
COLLANA DI SAN GENNARO
"Le dieci meraviglie del Tesoro di San Gennaro" in una elegante pubblicazione
edita dal Poligrafico dello Stato. Nella foto la collana di San Gennaro è stata
realizzata in duecento anni con le donazioni di tutte le casi regnanti europee
che sono passate per Napoli. Iniziata, infatti, nel 1679 per volere della Deputazione
della Cappella di San Gennaro, la collana si è sviluppata poi con doni di Re
Carlo III di Borbone, della moglie la regina Maria Amalia di Sassonia, della regina
Maria Carolina d’Austria, moglie di re Ferdinano II di Borbone, di Giuseppe Bonaparte,
di Maria Cristina, di Casa Calendula sino a terminate nel 1879 con i doni di re
Vittorio Emanuele I di Savoia. Particolare curioso è che nel 1931 Maria Josè moglie
di Umebrto II di Savoia, si trovò a visitare la Cappella di San Gennaro in forma
privata e non avendo portato con sé nulla da donare si sfilò l’anello e gli orecchini
che indossava regalandoli al Santo Patrono. Que due doni regali sono stati apposti
sulla collana di San Gennaro.
CROCIFISSO D'ALTARE 1707
Non si hanno molto notizie su questa donazione se non che si stata donata dalla
famiglia Spera, che il corallo è rarissimo di Sciacca e che sia l’unico esempio
di croce con corallo sopravvissuta alle spoliazioni e al finanziamanto delle guerre
perché si hanno notizie di molte croci con coralli negli archivi delle case nobili
del tempo e degli istituti ecclesiastici, ma l’unico esempio è rimasta questa
donata a San Gennaro. Va ricordato che l’importanza del tesoro di San Gennaro
è determinata dal fatto che è intatto perché non sono mai state finanziate guerre
da nessun sovrano che abbia dominato a Napoli, non ha mai subito spoliazioni e
con tutti gli scongiuri tipicamente partenopei non è stato mai intaccato da un
furto. Questo lo rendono il tesoro più importante al mondo con 21 720 capolavori.
MITRA GEMMATA 1713
Già questo dato impressionante dovrebbe rendere l’idea di come, a giusta ragione
venga considerato l’oggetto più prezioso al mondo. Fu realizzato in un solo anno
dall’orafo Matteo Treglia al quale la Deputazione commissionò l’opera nel 1712,
ma con clausole contrattuali rigorosissime: le pietre preziose dovevano essere
valutate dalla Deputazione stessa, il progetto doveva essere valutato da una commissione
eletta dalla Deputazione e il Treglia avrebbe dovuto consegnare entro un anno
preciso la Mitria altrimenti avrebbe pagato delle penali superioei al valore stesso
dell’oggetto. Matteo Treglia consegnò con largo anticipo l’opera.
CALICE GEMMATO DI FEDERICO IV 1761
Carlo III di Borbone divenne nel 1756 re di Spagna e dovette a malincuore lasciare
Napoli e il regno lasciando in eredità una città che aveva contributi, con le
sue opere a rendere spettacolare dando dignità ad un popolo. Dovette lasciare
come erede il figlio Ferdinando I, di solo otto anni, con una reggenza di alcuni
ministri fidati come il primo ministro Tanucci. Re Ferdinando II, ripestando l’usanza
che voleva che ogni sovrano elettro al trono rendesse omaggio a San Gennaro, sebbene
giovanissimo era devoto al Santo Patrono e commissionò al famoso joeliere di
corte Michele Lofrano questo splendido calice.
Carlo III di Borbone divenne nel 1756 re di Spagna e dovette a malincuore lasciare
Napoli e il regno lasciando in eredità una città che aveva contributi, con le
sue opere a rendere spettacolare dando dignità ad un popolo. Dovette lasciare
come erede il figlio Ferdinando I, di solo otto anni, con una reggenza di alcuni
ministri fidati come il primo ministro Tanucci. Re Ferdinando II, ripestando l’usanza
che voleva che ogni sovrano elettro al trono rendesse omaggio a San Gennaro, sebbene
giovanissimo era devoto al Santo Patrono e commissionò al famoso joeliere di
corte Michele Lofrano questo splendido calice.
OSTENSORIO IN ARGENTO DORATO E GEMME 1808
La forza, la potenza di San Gennaro e la devozione del suo popolo è testimoniata
da questo bellissimo ostensorio. I Bonaparte, dovunque siano andati, hanno sempre
saccheggiato portando a Parigi trofei di guerra di cui oggi il Louvre è pieno.
A Napoli non lo hanno fatto, anzi. Sia Giuseppe Bonaparte che ha donato una meravigliosa
croce di diamanti e smeraldi, sia Gioacchino Murat, cognato di Napoleone perché
aveva sposato Carolina Bonaparte, con questo ostensorio su pressione di Napoleone
hanno voluto rendere omaggio a San Gennaro e ai napoletani.
PISSIDE CON CROCE GEMMATA 1831
Re Ferdinando II di Borbone quando salì al trono volle perpetuare anche lui la
tradizione dei doni a San Gennaro e per la realizzazione di questa pisside, inviò
in tutta l’Europa 50 dei migliori orafi napoletani alla ricerca delle pietre preziose
che dovevano ornare il capolavoro. Il risultato è questa pisside considerata
a giusta ragione l’oggetto più bello di tutto il tesoro.
OSTENSORIO DI MARIA TERESA D'AUSTRIA 1837
Morta la regina Maria Cristina di Savoia, moglie di re Ferdinando II, dopo un
anno il sovrano passò a seconde nozze con Maria Teresa d’Austria. Donna austera
e anche antipatica per il suo carattere ai napoletani, la nuova regina strategicamente,
decise di donare a San Gennaro questo ostensorio senza badare a spese. Fu affidato
a uno dei più importatnti orafi napoletano, Gaspare De Angelis che utilizzò, tra
l’altro, smeraldi, rubi, diamanti, zaffiri e perle.
CALICE CON CUSTODIA E PATENA 1849
La notte del 25 novembre del 1848 ebbe inizio l’esilio, durato circa due anni,
del Pontefice Papa Pio IX nel Regno delle Due Sicilie a causa dei tumulti scoppiati
a Roma2. Appena ricevuta la notizia re Ferdinando II si recò immediatamente a
Gaeta via mare con il suo piroscafo a vapore, insieme a tutta la sua famiglia
e convinse il papa a non partire per le isole Baleari come era sua intenzione,
ma a rimanere ospite a Mola di Gaeta (l’attuale Formia), rocca-forte al confine
del regno protetta da oltre 300 cannoni, per poi farlo trasferire nella Reggia
di Portici.
Quando terminò la rivoluzione mazziniana, Papa Pio IX ritornò a Roma, ma volle
ringraziare re Ferdinando II e i napoletani che lo avevano ospitato con questo
calice costato l’esorbitante cifra di 3000 ducati. Una carrozza super accessoriata
con tiro di quattro cavalli, paragonabile oggi a una automobile di lusso, a quel
tempo costava 30 ducati.
CROCE EPISCOPALE ORO, SMERALDI E BRILLANTI
Napoli, 17 novembre 1878, Margherita e Umberto I di Savoia vengono incoronati
sovrani e Margherita diventa la prima regina dell’Italia unita. La coppia reale,
dopo l’incoronazione, attraversa Napoli tra una folla entusiasta e festante, ma
intorno alle ore 14,25 nei pressi di San Giovanni alla Carbonara, subiscono un
attentato da parte di Giovanni Passanante, un cuoco di 29 anni di Salvia, un piccolo
paese in provincia di Potenza. Sulla loro carrozza vi era anche il presidente
del Consiglio Benedetto Cairoli che si frappose tra l’attentatore e il re,salvandogli
la vita e procurandosi solo una ferita alla gamba. L’attentatore, venne arrestato
e sull’impugnatura del suo coltello era incisa la frase, “Viva la Repubblica Internazionale”.
Fortemente scossa per l’attentato e per lo scampato pericolo la regina Margherita
decise di tornare a Napoli quanto prima e di ringraziare San Gennaro. Un piazzaiolo
napoletano volle dedicarle una pizza con i colori della bandiera italiana, rosso,
il pomodoro, bianca, la mozzarella, e verde il basilico chiamando la pizza col
nome della regina: la pizza Margherita.
PISSIDE D'ORO CON CORALLO E MALACHITE 1931
Il 4 novembre del 1931 i coniugi reali giunsero a Napoli, stabilendosi a Palazzo
Reale. La scelta di trasferirsi da Torino alla città del Golfo fu determinata
da molteplici ragioni. Convolati a nozze solo l’anno precedente, la loro breve
residenza piemontese era stata costellata da maldicenze, calunnie e cattiverie
gratuite. Il loro primo saluto alla città avvenne nel luogo in cui tutti i sovrani,
da oltre quattro secoli, avevano ricevuto anche l’investitura popolare: il Duomo.
Il giorno successivo al loro arrivo i coniugi si recarono nella Cattedrale scortati
da una moltitudine di napoletani festanti e accolti dal cardinale Alessio Ascalesi.
Donarono a San Gennaro la splendida pisside in oro, corallo e malachite appositamente
commissionata alla famiglia Ascione di Torre del Greco, già fornitori della casa
reale. E’ stato l’ultimo dono regale fatto a San Gennaro.